SETTE CONTRO TEBE

Date: Mai 2017
Compétences: Musique


 

Non mi era ancora capitato di comporre musica per una tragedia greca, provare ad immaginarla è stato già di per sé un primo atto creativo. Per me è il soggetto stesso da mettere in scena che detta le regole sonore del gioco.

Ogni nuovo progetto richiede di usare strumenti differenti tra loro, per cui è sempre utile all’inizio porsi una domanda sul tipo di sonorità da adottare e soprattutto sulla direzione da intraprendere.

Fin da subito mi sono reso conto di come il nostro immaginario musicale di riferimento del mondo antico fosse assolutamente inconsistente, o meglio quello che resta nella memoria sono principalmente le musiche e le sonorità dei tanti film di genere, dagli storici kolossal di Cinecittà fino agli ultimi e sempre più digitali prodotti hollywoodiani. Ci siamo abituati a concepire una musica “antica” ma eseguita da moderne orchestre sinfoniche, a vedere battaglie interminabili accompagnate dal rombo di mille tamburi, ad ascoltare arrangiamenti complessi e, al momento giusto, a commuoverci con temi strappalacrime, con archi e tutto il resto, come nella miglior tradizione cinematografica. Del resto il cinema è proprio di questo che ha bisogno (o almeno quel tipo di cinema) e quando poi scorrono le immagini davanti ai nostri occhi tutto ci sembra coerente e il grande artificio funziona alla perfezione.

E del mondo antico cosa è rimasto? Dei suoi strumenti primitivi, primi prototipi di una lunga storia sonora? Cosa rimane della semplicità di scale, di una notazione da poco inventata, di strumenti difficilmente accordabili tra loro? Poco o niente, anche se abbiamo raccolto tutte le informazioni possibili a riguardo, esse sono comunque scarse e di gran lunga insufficienti per le nostre orecchie contemporanee.

Ho cominciato quindi ad aver chiaro cosa non avrei voluto fare, questa sensazione si rafforzava ad ogni lettura che facevo del testo.

Non volevo accompagnare questa tragedia con musiche di stampo classico in senso filologico ma neanche moderne in termini cinematografici come dicevo prima. Come accade spesso la risposta era già nel testo, nelle parole di Eschilo.

Nei Sette contro Tebe i suoni sono onnipresenti, le immagini sonore emergono di continuo tra i versi, insinuate, raccontate, immaginate. Sono le parole ad evocarle, quelle del messaggero che riferisce da oltre le mura della città come quelle del popolo di Tebe che, da assediato, arriva a visualizzare il pericolo incombente proprio attraverso l’udito. Esemplare di questo continuo gioco sinestetico è la battuta “vedo il rumore, lo vedo”.

In questa tragedia non ci sono silenzi, non ci sono pause né spazio per riflettere, manca il tempo per abbandonarsi ad una melodia, tutto è crudo, spietato, incombente come lo è ogni guerra da che esiste il mondo.

Ho deciso così che suoni e rumori sarebbero stati la materia prima di questo lavoro. In una seconda fase mi sono accorto che con questi ingredienti di partenza avrei lavorato a cavallo di due strade, quella in cui i suoni reali di quel mondo, composto di zoccoli, lance, scudi e scalpitio di eserciti urlanti, vengono lavorati per quello che sono avvalendosi della loro immediata riconoscibilità, e quella in cui tutte le note e le armoniche complesse che albergano in ogni rumore, prendono vita per diventare altro, come se un’ oscura tensione li attirasse verso una melodia senza tuttavia mai raggiungerla pienamente .

In questa sottile linea di lavoro dove una spada può stridere fino a cantare e un oboe arrivare a straziare le orecchie come un urlo, ho trovato il centro e il senso di questa tragedia.

dalla tragedia “Sette contro Tebe” diretta da Marco Baliani, andata in scena al Teatro Greco di Siracusa dal 6 maggio al 25 giugno 2017
Traduzione Giorgio Ieranò
Regia e adattamento testo Marco Baliani
Assistente alla regia Raffaele Di Florio
Scene e costumi Carlo Sala
Assistente scenografo Roberta Monopoli
Musiche Myrtle Baliani
Coreografie Alessandra Fazzino
production Istituto Nazionale del Dramma Antico
PERSONAGGI E INTERPRETI
Aedo Gianni Salvo
Eteocle Marco Foschi
Messaggero Aldo Ottobrino
Araldo Aldo Ottobrino
Antigone Anna Della Rosa
Danzatori Massimo Frascà, Liber Dorizzi
Coro Accademia d’arte del dramma antico

 

[foto Fabio Lovino]

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